Confedilizia: nessuna minimum tax sugli affitti

pubblicato il 11 nov 2006 in varie
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La legge finanziaria non contiene alcuna minimum tax sugli affitti. Lo chiarisce la Confedilizia, così correggendo quanto da più parti detto nelle ultime settimane con riferimento alle nuove disposizioni sugli accertamenti tributari in materia di locazioni.
La cosiddetta minimum tax, infatti, determinava un reddito minimo al di sotto del quale il contribuente non poteva scendere: ove si fosse verificata tale eventualità, la legge prevedeva che gli uffici del Fisco riscuotessero automaticamente la differenza fra le imposte autoliquidate e quelle determinate in base alla minimum tax. Veniva prevista, insomma, una presunzione legale di reddito.
Le nuove norme sugli affitti sono invece – come rileva la Relazione governativa alla Finanziaria – esclusivamente “limitatrici delle attività di accertamento degli uffici”. Esse stabiliscono infatti – sia ai fini dell’imposta di registro sia ai fini delle imposte sui redditi – che gli uffici finanziari non possono procedere all’accertamento di tali imposte se il canone indicato in contratto e dichiarato al Fisco (ridotto del 15%, nel caso delle imposte sui redditi) è pari o superiore al 10% del valore catastale dell’immobile.
Nulla cambia insomma – rileva la Confedilizia – quanto alla disciplina sostanziale delle imposte dovute sulle locazioni: sia l’imposta di registro sia le imposte sui redditi continuano a dover essere determinate sul canone stabilito in contratto, senza alcun obbligo di adeguarsi ai nuovi parametri catastali. E oggi, come prima della Finanziaria, i contribuenti continuano ad essere soggetti – a discrezione dell’Amministrazione finanziaria – ad azioni di accertamento. L’unica novità è che dal 2005 tale attività è preclusa in caso di canoni corrispondenti ai suddetti parametri. Ma in caso di accertamento – che non sarà un atto automatico in presenza di canoni inferiori, come pure da qualche parte sostenuto – al Fisco spetterà (ora, dopo la Finanziaria, così come prima di essa) di fornire le prove della sua eventuale pretesa, indicando gli elementi che consentono di stabilire che il canone indicato in contratto e dichiarato al Fisco è inferiore a quello realmente percepito.

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