CONTRATTO PRELIMINARE

pubblicato il 11 nov 2006 in varie
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Vendita di cosa altrui: risolto il contrasto sulle modalità di adempimento

Corte di Cassazione sezioni Unite civili, sentenza 18 maggio 2006, n. 11624

Il promettente venditore di una cosa che non gli appartiene, anche nel caso di buona fede dell’altra parte, può adempiere la propria obbligazione procurando l’acquisto del promissario direttamente dall’effettivo proprietario?

Si, il promettente venditore di una cosa che non gli appartiene, anche nel caso di buona fede dell’altra parte, può adempiere la propria obbligazione procurando l’acquisto del promissario direttamente dall’effettivo proprietario.
E’ il principio affermato dalla Corte di Cassazione in una recente sentenza, la n. 11624/2006, con la quale la Suprema Corte ha risolto un contrasto sorto in giurisprudenza in ordine alle modalità di adempimento dell’obbligazione assunta dal promittente venditore di una cosa altrui.

La Cassazione ha accolto l’indirizzo maggioritario orientato nel senso che “la prestazione può essere eseguita, indifferentemente, acquistando il bene e ritrasmettendolo al promissario, oppure facendoglielo alienare direttamente dal reale proprietario, in quanto l’art.1478 C.C. – relativo al contratto definitivo di vendita di cosa altrui, ma applicabile per analogia anche al preliminare – dispone che il venditore è obbligato a procurarne l’acquisto al compratore, il che può ben avvenire anche facendo si che il terzo, al quale il bene appartiene, lo ceda e gli stesso al promissorio (…)”.

Non ha dato seguito, quindi la Cassazione, all’altro orientamento secondo il quale “l’obbligazione in questione deve invece essere adempiuta acquistando il bene e ritrasferendolo, in particolare nel caso in cui l’altra parte non fosse stata consapevole dell’altruità, poiché l’art. 1479 C.C. – anch’esso dettato per la vendita definitiva, ma estensibile a quella preliminare – abilita il compratore a chiedere la risoluzione del contratto, se,quando l ‘ h a concluso, ignorava che la cosa non era di proprietà del venditore, e se frattanto il venditore non gliene ha fatto acquistare la proprietà (…).

Il contratto preliminare non è più vi sto come un semplice pactum de contrahendo, ma come un negozio destinato già a realizzare un assetto di interessi prodromico a quello che sarà compiutamente attuato con il definitivo, sicché il suo oggetto è non solo e non tanto un facere, consistente nel manifestare successivamente una volontà rigidamente predeterminata quanto alle parti e al contenuto, ma anche e soprattutto un sia pure futuro dare: la trasmissione della proprietà, che costituisce il risultato pratico avuto di mira dai contraenti. Se il bene già appartiene al promittente, i due aspetti coincidono, pur ‘senza confondersi, ma nel caso dell’altruità rimangono distinti, appunto perché lo scopo può essere raggiunto anche mediante il trasferimento diretto della cosa dal terzo al promissario, il quale ottiene comunque ciò che gli era dovuto, indipendentemente dall’essere stato – o non – a conoscenza della non appartenenza della cosa a chi si era obbligato ad alienargliela.”

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