Immissioni eccedenti la normale tollerabilità

pubblicato il 11 nov 2006 in varie
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Nella vita quotidiana è utile rilevare come qualsiasi sorgente o propagazione sonora possa trasformarsi potenzialmente in una fonte di rumore, se diventa un disturbo, per gli altri soggetti che ci circondano. Occorre evidenziare, come possibili fonti di immissioni sonore, di odori, fumo o di quant’altro sono spesso indicate le attività commerciali e artigianali, i locali ricreativi e inoltre, tutti i cosiddetti “rumori domestici” provenienti dal fondo del vicino o dall’unità abitativa nelle immediate adiacenze. Tutto ciò, provoca all’origine disturbi alla salute della persona, al suo riposo, alla sua attitudine a poter svolgere un’attività lavorativa di particolare concentrazione, alla sua integrità psico-fisica, valore di rango costituzionale. Innanzitutto, in materia di immissioni eccedenti la normale tollerabilità, l’articolo 844 del codice civile prevede che il proprietario di un fondo non possa impedire le immissioni di fumo, calore, esalazioni, rumori, scuotimenti o simili propagazioni derivante dal fondo del vicino, purché non superino la normale tollerabilità, tenuto conto delle condizioni dei luoghi. Invero, nell’applicazione di detta norma, il giudice deve contemperare le esigenze della produzione, con le ragioni della proprietà e, l’organo giudicante può tener debitamente conto della priorità di un determinato uso, rispetto ad un altro. Storicamente, detta disciplina nasce come norma diretta a disciplinare la proprietà e precisamente i limiti reciproci nei modi di utilizzazione dei fondi, volta a garantire il proprietario del fondo danneggiato, al conseguimento dell’eliminazione delle cause delle immissioni. Il Tribunale di Mantova, con sentenza del 2004, si è pronunciato sul tema testé esposto, esaminando un caso in cui si contrapponevano da un lato le esigenze di un privato di un’unità abitativa e dall’altro si discuteva delle immissioni intolleranti di odori e rumori provenienti da parte di una società, esercente un’attività di ristorazione. Il Giudice mantovano decise: “L’aumento di oltre tre decibel del rumore del fondo (tenendo conto di tutte le fonti sonore e cioè sia di quelle prodotte dagli impianti che di quelle di natura antropica) proveniente da un immobile ove viene esercitata l’attività di ristorazione, rende l’immissione intollerabile ex. art. 844 c.c.”, tale valore è dunque generalmente considerato come limite oltre il quale l’immissione diviene intollerabile. A ben vedere, volendo intraprendere un’azione legale, è decisamente importante rivolgersi ad un tecnico specializzato in acustica, affinché questi verifichi la sussistenza delle immissioni moleste, la durata e il periodo diurno o notturno del propagarsi, in quanto saranno certamente ripetute dal consulente tecnico d’ufficio nominato dal giudice. Nel caso di specie si ribadisce, altresì, la natura reale di tale azione esperibile sia nei confronti del proprietario, sia in riferimento al titolare di un diritto personale di godimento.
Tuttavia, nei confronti del titolare di un diritto personale di godimento non è consentita la cessazione delle immissioni mediante la modificazione sostanziale della conformazione dell’immobile, da cui le stesse si propagano, con la conseguente incidenza sull’oggetto e sul diritto immobiliare del vicino, poiché la pronuncia sarebbe idonea a far stato nei confronti del proprietario attuale e di quelli futuri e cioè dei soggetti diversi dalle parti: “.. La natura reale dell’azione di cui all’art. 844 c.c. comporta che tutti sono tenuti ad astenersi dall’attività illecita vietata da tale norma: nondimeno nei confronti del titolare di un diritto personale di godimento è consentito ordinare unicamente la cessazione delle immissioni, ma non anche la modificazione sostanziale della conformazione dell’immobile da cui esse si propagano”.
Accogliendo i principi di un’evoluzione giurisprudenziale della Corte di Cassazione (SS. UU., n. 10186/1998), in concorso con l’azione inibitoria ex. art. 844 c.c. per conseguire la cessazione delle esalazioni nocive alla sua salute, può essere esperita dal soggetto leso l’azione per la responsabilità prevista dall’art. 2043 c.c., nonché la domanda di risarcimento del danno in forma specifica ex art. 2058. In tal modo con lo stesso atto, si può ottenere la tutela dei differenti diritti soggettivi della proprietà e della salute, facenti capo al soggetto.

Avv. Roberto Bella
Presidente IRCAT

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