La Cassazione fa il punto sulla nozione gravi difetti di cui all’art. 1669 c.c

pubblicato il 11 nov 2006 in varie
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Cassazione civile, Sez. II, sentenza 29 marzo 2006, n. 7254

Avv. Federico Ciaccafava

In tema di appalto, nella nozione di gravi difetti di cui all’art. 1669 c.c., sono compresi non soltanto quelli incidenti sugli elementi strutturali del fabbricato, ma anche i vizi costruttivi che alterino in modo apprezzabile il normale godimento, la funzionalità o l’abitabilità dell’immobile ed impediscano che questo fornisca l’utilità cui è destinato. In tal contesto, si ritiene che integrino i gravi difetti riconducibili alla richiamata previsione normativa anche la caduta dell’intonaco dovuta ad infiltrazioni d’umidità, i difetti di costruzione che interessano i tetti e quelli attinenti alla impermeabilizzazione del manto di copertura dell’edificio (1).

(1) Sul principio per cui i gravi difetti dell’opera appaltata che determinano la responsabilità dell’appaltatore non sono soltanto quelli incidenti sulla struttura e sulla funzionalità del fabbricato, ma anche i vizi costruttivi che alterino in modo apprezzabile il normale godimento dell’immobile ed impediscono che questo fornisca l’utilità cui esso è destinato, vedi, Cassazione civile, Sez. II, sentenza 10 maggio 1995, n. 5103, Cassazione civile, Sez. II, sentenza 22 febbraio 1999, n. 1468 e Cassazione civile, Sez. II, sentenza 28 aprile 2004, n. 8140. Sulla circostanza che anche la caduta dell’intonaco per infiltrazioni di umidità è idonea ad integrare la fattispecie di cui all’art. 1669 c.c., vedi, Cassazione civile, Sez. II, sentenza 10 aprile 1996, n. 3301. Secondo Cassazione civile, Sez. III, sentenza 12 maggio 1999, n. 4692, rientrano tra i gravi difetti di costruzione anche quelli che interessano i tetti ed i lastrici solari, determinando infiltrazioni di acque piovane negli appartamenti sottostanti. Infine, per una fattispecie concernente la difettosa impermeabilizzazione del manto di copertura dell’edificio con relativi problemi di infiltrazione, vedi, Cassazione civile, Sez. II, sentenza 1 agosto 2003, n. 11740.

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