La ristrutturazione edilizia

pubblicato il 11 nov 2006 in varie
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La ristrutturazione edilizia ex art. 31, lett. d) della legge 5 agosto 1978, n. 457 (Interventi di ristrutturazione edilizia, quelli rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente. Tali interventi comprendono il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell’edificio, la eliminazione, la modifica e l’inserimento di nuovi elementi ed impianti) include anche la ricostruzione dell’edificio demolito purché la diversità del nuovo organismo edilizio consista nel ripristino o nella sostituzione di alcuni elementi del fabbricato stesso, e non la realizzazione di nuovi volumi (Consiglio di Stato, sez. V, 5 marzo 2001, n. 1246).

Diversamente l’intervento va considerato come nuova costruzione, soggetto alle limitazioni imposte dalle norme urbanistiche in vigore al momento del rilascio del titolo abilitativo edilizio.

In linea con tale formulazione, l’art. 3, comma 1, let. d) del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 precisa che gli interventi di ristrutturazione edilizia possono anche portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente e nella maggior accezione ricomprende fra gli interventi di ristrutturazione anche quelli consistenti nella demolizione e ricostruzione con la stessa volumetria di quello preesistente.

L’art. 10. comma 1, lett. c) del citato d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 precisa, inoltre, che sono subordinati al permesso di costruire gli interventi di ristrutturazione che comportino aumento di unità immobiliari, modifiche del volume della sagoma dei prospetti e delle superfici.

Ciò che le disposizioni in esame non prevedono è il limite in cui possono essere effettuate le modifiche nel nuovo fabbricato affinché questo sia compatibile con il criterio di ristrutturazione senza debordare nella nuova costruzione diversa dalla precedente e come tale soggetta a valutazione alla luce degli strumenti urbanistici in vigore al momento del rilascio del titolo abilitativo.

L’intero coacervo delle disposizioni esaminate focalizza l’attenzione sulla modifica del precedente manufatto tale da non alterare la sua compatibilità con lo strumento urbanistico in vigore al momento della demolizione (Consiglio di Stato, sez. V, 7 settembre 2004, n. 5867).

Infatti, qualora questo limite venga superato, occorre effettuare una nuova valutazione di compatibilità con gli strumenti urbanistici vigenti.

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