La videosorveglianza nel condominio

pubblicato il 11 nov 2006 in varie
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Negli ultimi anni, il fenomeno dell’installazione di sistemi di videosorveglianza ha assunto un’enorme dimensione che ha comportato e comporta non pochi riflessi anche negli edifici in condominio nei quali, per il dilagare sempre più crescente della commissione di reati contro la proprietà privata (furti e danneggiamenti) e contro le persone (scippi, aggressioni, violenze) l’esigenza di poter adottare ed utilizzare tali nuove tecnologie è sempre più sentita. Va subito chiarito che le esigenze di sicurezza, prevenzione e repressione di reati che legittimino tale installazione possono essere tutelate solamente mediante il loro contemperamento con il diritto alla riservatezza e libertà delle persone. E proprio la costante crescita dell’adozione di tali sistemi, che consentono di riprendere, trasmettere o conservare le immagini e la voce dei soggetti ripresi, quindi, informazioni riferite ad una persona identificata o identificabile e, come tali, costituiscono dei sistemi di trattamento dei dati personali in base alla direttiva 95/46/CE, ha comportato un intervento del Garante della privacy che il 29 aprile 2004 ha emesso un provvedimento generale sulla sorveglianza nel quale enuncia le tutele, le garanzie e gli adempimenti per poter utilizzare i sistemi di videosorveglianza e ciò anche per quanto riguarda gli edifici privati nelle loro parti e spazi comuni. Negli edifici in condominio l’adozione di sistemi di ripresa di spazi comuni è consentita, esclusivamente, se ci propone di preservare la sicurezza di coloro che vi abitano, quindi, stabilisce il provvedimento in questione, per motivi legittimi, espliciti e concreti e quando altre misure adottate per tale scopo si siano rivelate non sufficienti.
In particolare, per gli edifici privati il Garante precisa che nell’uso delle apparecchiature volte a riprendere… aree esterne ad edifici e immobili (perimetrali, adibite a parcheggi o a carico/scarico merci, accessi, uscite di emergenza), il trattamento deve essere effettuato con modalità tali da limitare l’angolo visuale all’area effettivamente da proteggere, evitando la ripresa di luoghi circostanti e di particolari non rilevanti (vie, edifici, esercizi commerciali, istituzioni ecc.). Sono, invece, ammessi i videocitofoni, cioè i sistemi per identificare coloro che si accingono ad entrare in luoghi privati o altre apparecchiature che rilevano immagini o suoni senza registrazione. Tali apparecchiature sono dislocate abitualmente all’ingresso di edifici o immobili in corrispondenza di campanelli o citofoni, appunto per finalità di controllo dei visitatori che si accingono ad entrare, precisando che la loro esistenza deve essere conosciuta attraverso una informativa agevolmente rilevabile, quando non sono utilizzati per fini esclusivamente personali. Sono ammesse, più telecamere collocate all’interno di un edificio (pianerottoli, corridoi, cale) anche se si attivano contemporaneamente e sia pure per un tempo limitato, riprendono le persone fino all’ingresso negli appartamenti, ma, per esse, è necessaria, una adeguata informativa. Sempre per le riprese nelle aree comuni, nel provvedimento si legge che l’installazione degli strumenti…se effettuata nei pressi di immobili privati e all’interno di condominii e loro pertinenze (es. posti auto, box)…richiede comunque l’adozione di cautele a tutela dei terzi . Ed ancora, al fine di evitare di incorrere nel reato di interferenze illecite nella vita privata…l’angolo visuale delle riprese deve essere limitato ai soli spazi di propria esclusiva pertinenza, ad esempio antistanti l’accesso alla propria abitazione, escludendo ogni forma di ripresa anche senza registrazione di immagini relative ad aree comuni (cortili, pianerottoli, scale, garage comuni) o antistanti l’abitazione di altri condomini.
Il Codice della privacy trova, invece, applicazione in caso di utilizzazione di un sistema di ripresa di aree condominiali da parte di più proprietari o condomini, oppure da un condominio, dalla relativa amministrazione (comprese le amministrazioni di residence o multiproprietà), da studi professionali, società o da enti no-profit.

Avv. Roberto Bella
Presidente IRCAT

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