L’ex coniuge assegnatario deve pagare l’Ici

pubblicato il 11 nov 2006 in varie
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Diventano soggetti passivi dell’Ici, gli ex coniugi assegnatari della casa coniugale. In seguito alla decisione del giudice, che ha emesso la sentenza di separazione o di divorzio e di assegnazione dell’uso dell’abitazione familiare, si è postulato un inquadramento giurisprudenziale secondo cui all’ex coniuge assegnatario spetti un diritto reale di abitazione.
In virtù di ciò, la Commissione Tributaria Regionale di Firenze, con la sentenza del 1° marzo 2004 n. 59, ha definito una sorta d’identificazione tra ex coniuge assegnatario e soggetto passivo dell’Ici, riformando così le precedenti sentenze formulate dalla Commissione Tributaria Provinciale (la n. 11 del 10 febbraio 2003 e la n. 162 del 21 gennaio 2003).
In tale modo i giudici fiorentini hanno dato luogo a una diversa interpretazione giurisprudenziale, che configura i diritti dell’assegnatario come reali, e non più come personali di credito o di solo godimento.
Stabilito il punto fermo che il percettore del reddito sia il debitore d’imposta, in quest’ultima categoria rientra a pieno titolo anche il coniuge separato che, in virtù dell’avvenuta assegnazione della casa, riceve in godimento il bene abitativo, bene che è anche produttore di un reddito, e a cui si aggiunge l’assegno di mantenimento.
Dunque, oltre a tassare l’assegno di mantenimento, i giudici hanno ritenuto giusto e coerente sul piano giuridico tassare l’altra parte del reddito, proveniente dal godimento del bene residenziale. La Corte di Cassazione ha, tuttavia, raggiunto in proposito le seguenti conclusioni: l’assegnazione della casa familiare all’ex coniuge, con cui convivono i figli, comporta l’attribuzione all’assegnatario di un diritto personale di abitazione; e il provvedimento di assegnazione della casa coniugale non può essere inteso, pertanto, come costitutivo di un diritto reale di uso o di abitazione a favore del coniuge assegnatario.
Il giudice che assegna la casa familiare all’ex coniuge, genitore affidatario della prole, non crea di per sé un titolo di legittimazione ad abitare l’unità immobiliare, ma si limita a conservare la destinazione d’uso dell’unità stessa con il suo arredo nella funzione di residenza familiare.
A essere considerato e tutelato, infatti, è esclusivamente l’interesse morale e materiale della prole.

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