Mutui. Il rebus sui tassi si fa sentire dagli italiani

pubblicato il 30 dic 2006 in varie
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Non c’è pace sotto il cielo del risparmio, nemmeno per chi ha stipulato in passato mutui per l’acquisto di una casa. Cominciano infatti a farsi sentire gli effetti degli aumenti dei tassi di interesse da parte della Banca Centrale Europea. Con l’ultimo incremento dello 0,25%, il presidente della BCE Jean Claude Trichet ha portato al 3,5% il livello dei tassi d’interesse, ben un punto e mezzo in più di un anno fa. Una situazione che ha influito anche sui mutui, allontanandoli dal minimi storici sui quali i tassi erano rimasti fermi per quasi due anni.
Gli aumenti hanno portato a un maggior esborso per i cittadini che hanno contratto prestiti ipotecari a tasso variabile. Un anno fa la rata mensile per un mutuo da 100 mila euro oscillava dai 966 euro (per un mutuo a dieci anni) ai 422 euro (mutuo a trenta anni). Oggi la rata mensile può arrivare a 90 euro, a seconda della durata totale del mutuo.
Va tenuto presente che ancora un anno fa la differenza tra tassi fissi e variabili era mediamente di almeno l’l,5%, e che negli anni precedenti tale gap arrivava addirittura a superare il 3%. Chi negli anni precedenti aveva stipulato un mutuo a tasso variabile a buone condizioni sta tuttora risparmiando rispetto a quanto avrebbe pagato con un tasso fisso. Tuttavia la ripetuta e accelerata manovra sui tassi operata da Trichet nell’ultimo anno ha messo in apprensione molti italiani, sia i già intestatari di mutuo sia i potenziali nuovi sottoscrittori. Molti di coloro che avevano scelto un tasso variabile si sono ultimamente posti il dubbio se non valesse ora la pena cambiare per passare a un tasso fisso. E chi, invece, sta accendendo un mutuo in questi ultimi
mesi preferisce la sicurezza del tasso fisso, che non a caso è tornato ad essere, dopo anni di marginalità. la soluzione di mutue preferita, con il 50% dei consensi tra coloro che hanno stipulato un mutuo negli ultimi tre mesi. Certamente la situazione di mercato dei tassi contribuisce a tale scelta: variabili e fissi si presentano infatti quanto mai vicini, con differenze che non superano il mezzo punto percentuale,almeno per le soluzioni più convenienti. E, considerando che nel 2007 ci potrebbero essere ulteriori aumenti, il tasso fisso e il variabile appaiono in questo momento come abbastanza equivalenti in termini di probabile spesa futura per interessi nel breve periodo.
Resta tuttavia una componente emotiva non indifferente nella scelta così marcata per il tasso fisso, con il rischio che venga persa di vista l’oggettiva situazione. Il grosso degli aumenti dei tassi è infatti certamente alle spalle. Occorrerebbe quindi valutare che i tassi potranno salire ancora di poco; e che, soprattutto, in un futuro abbastanza prossimo potrebbero anche ridiscendere. Prima di scegliere è bene quindi informarsi adeguatamente e confrontare un elevato numero di offerte, dato che, a parità di tipologia di tasso e di durata, sul mercato la differenza di tasso tra le proposte delle diverse banche può anche superare l’1%.

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