Mutui, in Italia nessun rischio di insolvenza

pubblicato il 3 ott 2007 in mutui
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E’ sano il mercato italiano dei mutui. Non ci sono rischi di insolvenza, com`e` invece accaduto negli Stati Uniti con i subprime, che hanno travolto societa` finanziare e banche e acuito la crisi del mercato immobiliare. E` quanto emerge da un`analisi condotta dal Crif, il principale sistema di informazioni creditizie italiano, che non vede pericoli all`orizzonte per quanto riguarda la solvibilita` dei mutuatari. Seppure con qualche difficolta` gli italiani ce la fanno ancora a pagare le rate.

Un`analisi che se tranquillizza il mercato, non scioglie pero` i dubbi della Banca d`Italia. Dubbi in realta` di tutt`altro genere. Palazzo Kock vuole sapere quale sia la reale esposizione degli istituti di credito italiani su tutto cio` che “confina“ con i subprime, tanto che ha chiesto una sorta di supplemento di indagine alle banche, da consegnare entro due settimane. A confermarlo e` stato Claudio Clemente, capo del servizio di vigilanza di Bankitalia, che e` intervenuto al convegno organizzato dal gruppo Crif. «E necessario – ha dichiarato Clemente – acquisire ulteriori informazioni di tipo qualitativo oltre che quantitativo per avere una analisi micro e non solo macro, perche` dobbiamo vigilare sull`equilibrio delle singole aziende e indurre le banche a un`autoanalisi.

Sulla stabilita` del mercato dei mutui italiano Clemente non vede invece «grandi preoccupazioni», anche se le sofferenze pur stabilizzandosi sul livello dell`1 per cento, hanno subito «un lieve incremento nell`ultimo anno». Un aumento che il Crif ha invece quantificato nell`1,1 per cento. Qualche piccolo sintomo di disagio lo intravede invece Roberto Pinza, vice ministro dell`Economia, che palude all`iniziativa della Banca d`Italia. Tranquillo invece Giuseppe Zadra, direttore generale dell`Abi, che ha ribadito che l`Italia non corre rischi perche` «le banche italiane non avevano un mercato di mutui subprime e non risulta che ci siano istituti di credito italiani che abbiano nel portafoglio titoli significativi».

A salvare il mercato italiano dei mutui, secondo l`analisi del Crif, sono le grandi differenze con gli Stati Uniti. Sul lato dell`indebitamento delle famiglie innanzitutto: mentre in Italia la media dell`indebitamento si attesta al 46 per cento del reddito disponibile, negli Usa lo supera, arrivando al 131 per cento. Poi ci sono le differenze nella concessione del credito da parte delle banche. Le offerte negli Usa sono state decisamente piu` aggressive, tanto che il mercato dei subprime e` arrivato a pesare per circa un quinto del totale. «Un tipo di credito – secondo l`analisi Crif – che e` stato erogato spesso con forme contrattuali non tradizionali, con condizioni inizialmente molto appetibili e successivamente decisamente piu` alte, esponendo cosi` il cliente a un forte aumento della rata a fronte di uno scenario caratterizzato da tassi crescenti». Un mercato sano quello italiano, ma «predatore». L`accusa e` dell`Adusbef, che commenta cosi` la decisione di IntesaSanPaolo di aumentare dello 0,35-0,40 percento i tassi fissi sui mutui stipulati a partire da ottobre. Il motivo? La crisi di liquidita` innescata dai subprime. Dunque, accusa Adusbef, Intesa «smentisce le dichiarazioni di Banca d`Italia, Bce e Autorita` monetarie secondo cu
la crisi dei subprime non avrebbe avuto effetti sulle banche italiane».

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